
Capo Trafalgar, 21 ottobre 1805
Il 21 ottobre 1805, nelle acque prospicienti Capo Trafalgar, nei pressi di Cadice, la flotta britannica guidata da Horatio Nelson affrontò la squadra combinata franco-spagnola condotta dall’ammiraglio Villeneuve.
Dopo la ripresa delle ostilità tra Francia e Gran Bretagna, nel 1803, Napoleone si era dato ad organizzare l’invasione dell’Inghilterra. Un’armata era stata radunata proprio a tale scopo a Boulogne, a breve distanza da Calais, ed un gran numero di bastimenti era stato raccolto per trasportarla al di là della Manica. Tuttavia qui stava il problema, dato che attraversare il Canale sarebbe stato impossibile finché questo fosse rimasto sotto il controllo della marina britannica.
È per rispondere a questa necessità che, tra marzo ed agosto del 1805, parte della marina francese si era trovata impegnata in una complessa serie di manovre nel Mediterraneo ed in Atlantico. La squadra navale di Tolone, guidata dall’ammiragio Villeneuve e rinforzata da unità spagnole, aveva lasciato il Mediterraneo facendo vela per i Caraibi, al fine di ricongiungersi ad altri vascelli francesi che incrociavano in quell’area. Aveva quindi attraversato di nuovo l’oceano per dirigersi, una volta rinforzata dalle squadre francesi e spagnole ospitate dalle basi della costa atlantica, in direzione della Manica.
Quest’ultimo passaggio non era però avvenuto: Villeneuve, diffidando delle capacità dei propri equipaggi e temendo l’eventualità di incontrare la flotta britannica guidata da Nelson, che non riteneva di essere sufficientemente pronto ad affrontare, aveva rinunciato a far rotta per il Canale ed aveva riportato le poprie forze a Cadice.
Qui, in seguito, l’ammiraglio francese aveva appreso del vivo disappunto dell’Imperatore in merito all’andamento delle operazioni navali. Volendo riscattarsi agli occhi di Napoleone, e sperando di poter cogliere un’occasione favorevole per battere la flotta britannica, il 18 ottobre Villeneuve aveva deciso salpare da Cadice in direzione di Gibilterra. Disponeva in totale di trentatré navi, tra francesi e spagnole, e godeva quindi di una lieve superiorità numerica rispetto alla flotta che Nelson aveva radunato al largo di Cadice (ventisette navi).
L’incontro tra le due flotte avvenne nella prima mattina del 21 ottobre, attorno alle 6, all’altezza di Capo Trafalgar. Villeneuve, immaginando che Nelson avrebbe cercato di spezzare ed aggirare lo schieramento franco-spagnolo, ordinò ben presto di invertire la rotta, tornando a navigare in direzione del porto di Cadice. Nel frattempo la squadra britannica si avvicinava da ovest, suddivisa in due colonne (alla testa delle quali si trovavano rispettivamente l’ammiraglio Collingwood, sul Royal Sovereign, e lo stesso Nelson sul Victory), puntando a sfondare il centro della linea avversaria. Alle 11:15 Nelson fece issare sul Victory il celebre segnale a bandiere che recitava: «England expects that every man will do his duty» (“l’Inghilterra si aspetta che ognuno compia il proprio dovere”). Mezz’ora dopo, con le prime bordate dei vascelli di Villeneuve contro le unità britanniche in avvicinamento, la battaglia ebbe inizio.
Lo scontro si fece particolarmente duro attorno alle due ammiraglie, il Bucentaure di Villeneuve e il Victory di Nelson, che entrarono in contatto attorno alle 12:30. Ancora impegnato nel duello con l’ammiraglia avversaria, il vascello di Nelson venne aggredito da un’altra unità francese, il Redoutable, con il quale ingaggiò un furioso combattimento. Circa tre quarti d’ora dopo Nelson venne ferito mortalmente da un colpo di fucile partito dal Redoutable. Soccorso e portato sottocoperta, sarebbe spirato dopo tre ore di agonia. Nel frattempo il Victory venne soccorso da un altro vascello inglese, il Téméraire, che costrinse in breve il Redoutable alla resa. Nel tardo pomeriggio, complice anche l’avvicinarsi di una tempesta, i combattimenti cessarono.
La morte di Nelson non rese meno completa la disfatta della flotta franco-spagnola: solo una decina delle trentatré navi a disposizione di Villeneuve all’inizio dello scontro riuscì a mettersi in salvo, lo stesso ammiraglio francese cadde prigioniero. Al contrario, nessuna nave britannica andò perduta, ma entrambi gli schieramenti riportarono pesanti perdite: 2240 morti e più di 2500 feriti, oltre a diverse migliaia di prigionieri, da parte franco-spagnola, e poco più di 450 morti e 1150 feriti da parte britannica (si è qui preferito riportare le cifre con una certa approssimazione in quanto, va detto, le varie pubblicazioni esistenti su questa battaglia non sono sempre concordi in merito all’ammontare delle perdite).
L’importanza dell’esito di questa battaglia si coglie, però, ancora meglio sul piano strategico del conflitto franco-inglese. Con la sconfitta nella battaglia di Trafalgar, Napoleone perse ogni possibilità di sfidare ancora con successo la potenza navale della Gran Bretagna, e la precaria supremazia via via acquisita con le numerose vittorie sugli avversari continentali della Francia non gli sarebbe stata mai comunque sufficiente a colmare l’enorme svantaggio strategico derivante dall’egemonia inglese sui mari.
Alessandro Vischio
Letture consigliate
DA FRE’ Giuliano, I grandi condottieri del mare, Roma, Newton Compton, 2016.
MARTELLI Antonio, La lunga rotta per Trafalgar, Bologna, Il Mulino, 2005.
Consultare anche la pagina ‘Fonti e bibliografia’.
L’immagine
La battaglia di Trafalgar, opera di William Turner (Londra, National Maritime Museum). L’immagine è tratta da “Wikimedia Commons” ed è di pubblico dominio.
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